Microplastica nell’acqua potabile, ecco l’allarme lanciato dall’Oms

Microplastica nell’acqua potabile

Per il momento mancano delle prove certe che stabiliscano come la microplastica presente all’interno dell’acqua potabile possa essere dannosa per l’uomo. Però, l’Oms sta seguendo con particolare attenzione la situazione e ha già lanciato un importante appello: servono nuovi studi che possano valutare effettivamente i rischi per la salute umana.

Stando a quanto è stato riferito dal rapporto “Microplastics in drinking water”, al giorno d’oggi ci sono ancora pochi dati a disposizione per poter sancire effettivamente un pericolo per la salute. Però, l’agenzia Onu ha voluto lanciare quello che è, a tutti gli effetti, un appello, per fare in modo che vengano realizzate delle nuove tecniche che permettano di misurare e valutare i potenziali effetti delle microplastiche presenti nell’acqua potabile sulla salute umana.

Servono nuovi studi per valutare l’impatto della microplastica nell’acqua potabile

La tecnologia potrà tornare certamente d’aiuto per scoprire quali siano i livelli di rischio di microplastica che potrebbero nuocere alla salute. D’altra parte, l’innovazione smart e hi-tech di questi ultimi anni è stata fondamentale in un gran numero di settori. Proviamo a pensare, ad esempio, al gioco d’azzardo: tante piattaforme come starcasino si sono sviluppate al punto tale da mettere a disposizione degli utenti un’esperienza di gioco che non ha più nulla da invidiare a quelli reali.

Stando a quanto è stato riferito da parte dell’Oms, ci sono numerosi rischi collegati alle microplastiche che si potrebbero trovare nelle acque. I principali pericoli sono di tipo fisico, ovvero che hanno un legame ben specifico con il loro accumulo, ma anche chimico, dal momento che ci sono forti rischi connessi con la tossicità.

Non solo, dal momento che non bisogna escludere la possibilità che tali microplastiche possa essere anche portatrici di batteri e microbi patogeni. Dando uno sguardo a quella che è l’attuale letteratura scientifica, ci sono solamente nove ricerche che sono state in grado di misurare le microplastiche all’interno dell’acqua potabile. Nei vari campioni, è stato individuato un livello di concentrazione che va da 0 a 10 mila particelle per ciascun litro.

Insomma, per il momento le informazioni a disposizione in questo ambito sono davvero limitate e, di conseguenza, serve capirne e saperne di più per attuare anche un sistema di prevenzione più efficace qualora i rischi dovessero manifestarsi. Per il momento, alle concentrazioni attuali, le microplastiche non paiono un potenziale rischio per la salute umana, ma è necessario andare più a fondo nell’argomento.

Servono nuovi dati e strumenti di misurazione

Stando al rapporto che è stato diffuso da parte dell’Oms, sono pochi gli studi attualmente presenti che si possono considerare affidabili. Urgono, di conseguenza, nuovi sistemi e strumenti che avranno lo scopo di elaborare nuovi campioni e di analizzare il comportamento delle particelle di plastica. Gli esperti dell’Oms, quindi, fanno un appello a tutta la comunità scientifica: servono nuove misurazioni e nuovi studi che possano analizzare ancora più a fondo le varie fonti, in modo tale da capire quali possono essere le effettive conseguenze sul corpo umano.

Le microplastiche derivano da un fenomeno particolarmente preoccupante e da combattere con grande forza: si tratta della degradazione di oggetti, ma anche tessuti sintetici, che finiscono all’interno del ciclo dell’acqua potabile. In che modo? Sfruttando le acque reflue oppure gli scarichi industriali. Potenziali fonti, in realtà, possono essere rappresentate pure da bottiglie di plastica e relativi tappi. E quando si parla di microplastiche, si fa riferimento a tanti tipi di materiali diversi. 

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